Unità Operativa di ANESTESIA e RIANIMAZIONE

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mondo ESPLORANDO IL PIANETA ANESTESIA...

       Le scienze mediche sono oramai argomento quotidiano di articoli, di rubriche radiotelevisive, di conversazione. Sommersa, quando non disorientata, da un mare di chiacchiere, la gente comune è indotta a credere di essere informata circa le più comuni problematiche inerenti la Medicina e la Chirurgia.
        Dell'Anestesia comunque non si parla praticamente mai, tanto che nell'immaginario collettivo esistono soltanto due scelte, identificate rispettivamente nei due schematici concetti di
"dormire" ovvero "non dormire"...
       Ci sembra opportuno sottolineare che il "
pianeta anestesia" possiede in realtà anche altre risorse, che ci limitiamo qui ad accennare appena, rimandando ai loro capitoli specifici la trattazione delle due strategie più comuni: l'Anestesia Generale" e l' Anestesia Loco-Regionale.

Sedazione:        E’ praticata soprattutto in associazione con l’anestesia locale nella chirurgia ambulatoriale ed in day-hospital, ricorrendo a farmaci endovenosi atti a provocare un buona sedazione neurologica, ossia una condizione clinica controllata che fornisca rilassamento, amnesia e/o controllo del dolore durante una procedura diagnostica o chirurgica, senza compromettere alcuna delle funzioni vitali del paziente ( respiro, circolo, riflessi faringo-laringei ). Il paziente resta comunque connesso con quanto lo circonda e può rispondere in modo adeguato ai comandi verbali. I farmaci impiegati ( normalmente benzodiazepine) sono dotati di azione pressocché immediata e di durata prevedibile, sono antagonizzabili all’occorrenza e non lasciano “strascichi” confusionali, anche se per prudenza al paziente viene comunque fatto divieto di guidare per qualche ora.

Neuroleptoanalgesia:         E’ quella ottenuta mediante l’associazione di particolari farmaci endovenosi ( in genere droperidolo + fentanil ) che, in dosi moderate, provocano nel paziente uno stato dissociativo, consistente in sedazione profonda + analgesia. Il paziente appare "deconnesso" più che addormentato: gli occhi restano aperti e fissi, la bocca resta leggermente aperta con conservazione del respiro autonomo e della capacità di eseguire ordini, in assenza di ogni consapevolezza degli eventi.
       A differenza della “anestesia dissociativa” pura, ottenuta con la ketamina ( tecnica peraltro utilissima in particolari circostanze perché fino ad oggi è l’unico anestetico “generale” iniettabile anche per via intramuscolare.), essa non impedisce l’esecuzione di ordini e neppure provoca agitazione psicomotoria, angoscia e allucinazioni, che invece accompagnano spesso l’anestesia ketaminica e che, per cessare, richiedono la somministrazione di una benzodiazepina rapida ( es. midazolam) che riesca a rimuovere lo stato di dissociazione.

Anestesie…alternative
       Elettroanestesia: poco usata, si fonda sul fatto che ponendo in vicinanza di un nervo un anodo che emetta corrente elettrica continua con intensità di pochi micro-Ampère, se ne riduce l'eccitabilità e quindi non reagisce più agli stimoli dolorifici. (Ad es. in odontoiatria si impiega un generatore di corrente continua stabilizzata dell’intensità che va da 2 a 28 micro-Ampére).
       Agopuntura: praticamente non usata in Italia e nel mondo occidentale come vera tecnica anestesiologica (mentre è assai diffusa come terapia antalgica).
       La letteratura riporta che nel 1958 fu praticata presso l’ospedale di Shanghai la prima anestesia con agopuntura per un intervento di tonsillectomia. Successivamente la si utilizzò con buoni risultati per operazioni sulla testa e sul collo, cui seguirono gli interventi sul torace (*) e successivamente anche alcuni parti cesarei.
       Inizialmente la stimolazione degli aghi veniva effettuata manualmente con un tempo di induzione di circa 60 m’, ricorrendo in seguito ad un'apparecchiatura elettrica (elettroagopuntura) tale tempo si ridusse a 20 m’ ottenendo il medesimo effetto analgesico.

(*) Alla fine degli anni ’70 nel ns Ospedale praticammo l’ elettroagopuntura in chirurgia toracica, utilizzando la stimolazione di diversi punti dell’orecchio quale componente analgesica dell’anestesia generale, con risultati sovrapponibili a quelli dell’analgesia farmacologica tradizionale, ma a grande svantaggio dei tempi operatori, e la tecnica fu abbandonata.
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