L'anestesia è oggi pratica estremamente sicura, ma anch’essa, come tutti i
trattamenti medici, può presentare in una certa percentuale il rischio di
sviluppare eventi avversi, complicanze od di provocare effetti collaterali,
Per affrontare questo argomento con la necessaria serenità, sarà utile
chiarirne bene i termini.

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Rischio: è la possibilità prevedibile che durante l'intervento possa capitare un inconveniente, anche non direttamente legato all'anestesia in sé. Speghiamoci con un esempio...
Se immaginiamo di intraprendere un viaggio in
automobile, sappiamo che esiste un teorico rischio di trovarci coinvolti in qualche incidente, anche se quasi certamente non avverrà perchè la vettura è in ordine e l'autista provetto...

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Rischio aumentato:...se però le gomme dell’auto sono usurate
o l’autista non all'altezza,evidentemente il rischio di avere un incidente aumenta rispetto al caso precedente...( ma anche qui non è detto che debba obbligatoriamente avvenire...)

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Complicanza è una
modificazione del decorso clinico, dovuta però a cause indipendenti dalla
malattia stessa: se durante il nostro viaggio incappiamo in una frana che
ostruisce la strada, evidentemente lo svolgimento del viaggio si complica,anche se ciò non è dipeso né dall'auto neè dall'autista... .

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Effetto collaterale si ha quando ciò che causa l'evento voluto ha un effetto parallelo ( e in genere minore). Nel nostro esempio, usando l'auto, un tratto di strada ghiaiosa ha rallentato la nostra andatura:il viaggio si è ugualmente concluso felicemente ( effetto principale ! ), pur se si è verificato l'effetto collaterale "lieve ritardo" ( effetto parallelo )...
ESISTE UN RISCHIO ANESTESIOLOGICO VERO E PROPRIO ?
? Alla luce dei suddetti paragoni, si può ora comprendere che il cosiddetto
“rischio anestesiologico”
dipende non tanto dagli anestetici in sé, quanto dall’insieme
“anestesia-intervento-condizioni del paziente”: a parità di stress
anestesiologico infatti è la componente intervento/paziente a
giocare un ruolo fondamentale. Ad esempio: un paziente affetto da malattie polmonari rischierà presumibilmente complicanze in ambito respiratorio, mentre un vasculo/coagulopatico correrà piuttosto il rischio di fatti tromboembolici, e via dicendo..
 Quale indice di rischio
anestesiologico è infatti internazionalmente accettata la
classificazione“ASA” (Società Americana di Anestesia) che, in fase
di visita anestesiologica, permette un “inquadramento” dei pazienti
in funzione della presenza o meno di alterazioni organiche o
funzionali dell'organismo al momento del trattamento
chirurgico/anestesiologico. Essa comprende 5 classi che indicano
livelli crescenti di rischio, andando dal paziente del tutto sano (
classe I )al paziente in imminente pericolo di vita ( classe V ); va
detto comunque che la maggioranza dei pazienti si colloca nelle
prime due Classi di rischio (I-II).
QUALI EFFETTI
COLLATERALI ? Gli effetti collaterali più frequenti
sono fortunatamente anche minimi, compaiono solo saltuariamente e
durano normalmente da poche ore ad 1-2 giorni; si riesce
generalmente a prevenirli con farmaci specifici. Ne facciamo
alcuni esempi:
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NAUSEA e VOMITO: particolarmente
legati ad alcuni tipi di chirurgia ed all’uso alcuni farmaci
antidolorifici.
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MAL di GOLA: può comparire dopo intubazione endotracheale ( e comunque non sempre )e durare al massimo soltanto poche ore .
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BRIVIDO: spesso dovuto alla perdita di calore soprattutto
negli interventi chirugici di lunga durata od allo stress; si riesce
a limitarne molto la frequenza grazie a sistemi di riscaldamento
diretto del paziente e/o dei fluidi da infondere.
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MAL di
TESTA: può
raramente comparire dopo una anestesia spinale
od epidurale, è in genere passeggero e ben dominabile.
-
STATO CONFUSIONALE ed ALTERAZIONE della MEMORIA: questa è una
complicanza abbastanza comune nelle persone anziane sottoposte ad
anestesia generale. Le cause non sono ancora del tutto note, anche
perchè appaiono molteplici. Questo fenomeno compare improvvisamente
in I o II giornata, può durare da alcune ore fino a qualche giorno, poi altrettanto improvvisamente scompare.
ED INFINE, QUALI LE
COMPLICANZE ? Si ribadisce anzitutto che il loro
verificarsi è in stretta correlazione con la presenza di patologie
concomitanti, ma anche che fortunatamente esse non sono troppo
frequenti (1/1.000 circa). Accenniamo qui alle più
comuni...- AFFEZIONI BRONCOPOLMONARI, specie nei
fumatori, nei pneumopatici e nei defedati.
- PROBLEMI URINARI:
a volte si possono verificare delle difficoltà transitorie alla
minzione, che possono anche richiedere l'impiego di un catetere vescicale.
vescicale.
- LESIONI AI DENTI: danni a queste strutture si
possono verificare nel caso l’ anestesista incontri difficoltà nel
posizionare il tubo endotracheale. Questo è molto più probabile in
caso di anomalie dell'articolazione mandibolare o dell'apertura
della bocca.
- RISVEGLIO INTRAOPERATORIO (
Awareness):
questo è un fenomeno possibile ma assai raro (1/10.000-1/200.000),che sembra accadere prevalentemente in determinati tipi di chirurgia
(taglio cesareo,
cardiochirurgia, chirurgia d'urgenza). E’ un’evenienza che in
genere viene riferita come una fuggevole ripresa della coscienza,SENZA
percezione del dolore...Esistono comunque sistemi di
controllo della profondità della anestesia che rendono possibile la
prevenzione di questo fenomeno, cui ad ogni modo si può porre riparo
immediatamente.
- IRRITAZIONI CONGIUNTIVALI: l'anestesista pone
grande cura nel proteggere gli occhi del paziente
apponendo garze umide o cerotti sulle palpebre chiuse, durante
anestesia generale. Tuttavia qualche volta, al risveglio, si può accusare
bruciore o rossore congiuntivale, che risponde bene alla
somministrazione di un banale collirio.
- REAZIONI
ALLERGICHE: al di là di qualche rossore cutaneo passeggero, le
reazioni imponenti sono fenomeni sempre più rari (1 caso / 13000 anestesie).
anche perchè stanno
diffondendosi sempre maggiormente prodotti ipoallergenici (
farmaci, cerotti, mezzi di contrasto). Tali manifestazioni vengono trattate immediatamente e si risolvono prestissimo...
Sia di ulteriore conforto la
consapevolezza che nell’ambito anestesiologico-rianimatorio sono
state affrontate e trattate con successo manifestazioni allergiche
anche gravissime, grazie alla disponibilità di farmaci e di
protocolli terapeutici collaudati che pongono l’Anestesista in grado
di difenderci adeguatamente aggressioni degli allergeni.
- LESIONI NERVOSE PERIFERICHE:
possono essere dovute al danno provocato da un ago per praticare
una anestesia locoregionale o da compressione/stiramento per la
posizione obbligata tenuta per tutto l’intervento. La maggior parte
di tali fenomeni sono transitori e regrediscono in tempi variabili.
Consideriamo per ultimo le complicanze più temibili, ma
fortunatamente anche più rare, ossia la possibilità di MORTE O
LESIONI CEREBRALI PERMANENTI: fortunatamente la morte dovuta
puramente all’anestesia è evento del tutto eccezionale: in
letteratura si parla di una
probabilità di circa 4-5 decessi
ogni
milione di anestesie. Quando tali eventi sopravvengono, più che
all’anestesia esse sono in genere dovute alla concomitanza di
diverse complicanze insorte contemporaneamente od "a cascata" ( emorragie, embolie,
infarto, ecc.) .
Ribadiamo che tutti i su elencati
aspetti sono valutati con grande attenzione in sede di visita
anestesiologica al fine di scegliere, concordemente con il Paziente, le
strategie anestesiologiche maggiormente confacenti al suo
caso. IL CONTROLLO DEL DOLORE POSTOPERATORIO
merita un discorso a parte.
Esso infatti, oltre a causare evidente
sofferenza, impedisce al paziente di riposare, di muoversi, a volte
persino di respirare adeguatamente o di tossire.Tutto ciò, oltre a
costituire un evidente disagio per il Paziente, può rallentare il
processo di guarigione e prolungare la degenza.
L’intensità e la
durata del dolore postoperatorio “atteso”, ossia del dolore che ci aspettiamo in relazione all'evento, variano in relazione
alla sede ed al tipo di ferita: questo implica l’impiego di mezzi
differenziati per eliminarlo.
Il trattamento inizia quando l’intervento è quasi al termine, con la
somministrazione di farmaci antidolorifici ( in genere FANS,
oppioidi ): questo assicura già al risveglio il maggior comfort
possibile al paziente.
La terapia antalgica viene poi proseguita
in reparto, ripetendo la somministrazione ad intervalli programmati,
ovvero ricorrendo ad infusione lenta e protratta, mediante
fleboclisi, di una opportuna soluzione in cui sono diluiti i farmaci
antidolorifici. La velocità di infusione è regolata da particolari
strumenti, in genere pompe elettriche programmabili od elastomeri
(sorta di palloncini elastici riempiti con la soluzione, che
sgonfiandosi via via immettono in vena la soluzione in essi
contenuta).
Altre volte si può ricorrere ad infiltrazione
anestetica dei lembi della ferita, oppure ad una analgesia continua,
con anestetici locali immessi periodicamente attraverso cateterini
inseriti a permanenza in corrispondenza dei plessi nervosi da
anestetizzare.