Unità Operativa di ANESTESIA e RIANIMAZIONE

HOME
- Anestesia in Liguria
Chi siamo
- Anestesia
- Ter.Dolore Cure Palliative
- Anes.Cardiochirurgica
- Pronto Soccorso
Il Pianeta ANESTESIA
- L'Anestesia nella storia
- Chi è l'Anestesista
- L'Anestesia Generale
- L'anestesia Locoregionale
- In sala operatoria...
- L'Ambulatorio
PROBLEMI PERIOPERATORI
Con chi collaboriamo
Per contattarci
Links
onde
       L'anestesia è oggi pratica estremamente sicura, ma anch’essa, come tutti i trattamenti medici, può presentare in una certa percentuale il rischio di sviluppare eventi avversi, complicanze od di provocare effetti collaterali,
       Per affrontare questo argomento con la necessaria serenità, sarà utile chiarirne bene i termini.



pericolo - Rischio: è la possibilità prevedibile che durante l'intervento possa capitare un inconveniente, anche non direttamente legato all'anestesia in sé. Speghiamoci con un esempio... Se immaginiamo di intraprendere un viaggio in automobile, sappiamo che esiste un teorico rischio di trovarci coinvolti in qualche incidente, anche se quasi certamente non avverrà perchè la vettura è in ordine e l'autista provetto...

logo - Rischio aumentato:...se però le gomme dell’auto sono usurate o l’autista non all'altezza,evidentemente il rischio di avere un incidente aumenta rispetto al caso precedente...( ma anche qui non è detto che debba obbligatoriamente avvenire...)

pericolo -Complicanza è una modificazione del decorso clinico, dovuta però a cause indipendenti dalla malattia stessa: se durante il nostro viaggio incappiamo in una frana che ostruisce la strada, evidentemente lo svolgimento del viaggio si complica,anche se ciò non è dipeso né dall'auto neè dall'autista... .

pericolo - Effetto collaterale si ha quando ciò che causa l'evento voluto ha un effetto parallelo ( e in genere minore). Nel nostro esempio, usando l'auto, un tratto di strada ghiaiosa ha rallentato la nostra andatura:il viaggio si è ugualmente concluso felicemente ( effetto principale ! ), pur se si è verificato l'effetto collaterale "lieve ritardo" ( effetto parallelo )...



ESISTE UN RISCHIO ANESTESIOLOGICO VERO E PROPRIO ? ?

      Alla luce dei suddetti paragoni, si può ora comprendere che il cosiddetto “rischio anestesiologico” dipende non tanto dagli anestetici in sé, quanto dall’insieme “anestesia-intervento-condizioni del paziente”: a parità di stress anestesiologico infatti è la componente intervento/paziente a giocare un ruolo fondamentale. Ad esempio: un paziente affetto da malattie polmonari rischierà presumibilmente complicanze in ambito respiratorio, mentre un vasculo/coagulopatico correrà piuttosto il rischio di fatti tromboembolici, e via dicendo..
      Quale indice di rischio anestesiologico è infatti internazionalmente accettata la classificazione“ASA” (Società Americana di Anestesia) che, in fase di visita anestesiologica, permette un “inquadramento” dei pazienti in funzione della presenza o meno di alterazioni organiche o funzionali dell'organismo al momento del trattamento chirurgico/anestesiologico. Essa comprende 5 classi che indicano livelli crescenti di rischio, andando dal paziente del tutto sano ( classe I )al paziente in imminente pericolo di vita ( classe V ); va detto comunque che la maggioranza dei pazienti si colloca nelle prime due Classi di rischio (I-II).


QUALI EFFETTI COLLATERALI ?

      Gli effetti collaterali più frequenti sono fortunatamente anche minimi, compaiono solo saltuariamente e durano normalmente da poche ore ad 1-2 giorni; si riesce generalmente a prevenirli con farmaci specifici.
Ne facciamo alcuni esempi:
- NAUSEA e VOMITO: particolarmente legati ad alcuni tipi di chirurgia ed all’uso alcuni farmaci antidolorifici.
- MAL di GOLA: può comparire dopo intubazione endotracheale ( e comunque non sempre )e durare al massimo soltanto poche ore .
- BRIVIDO: spesso dovuto alla perdita di calore soprattutto negli interventi chirugici di lunga durata od allo stress; si riesce a limitarne molto la frequenza grazie a sistemi di riscaldamento diretto del paziente e/o dei fluidi da infondere.
- MAL di TESTA: può raramente comparire dopo una anestesia spinale od epidurale, è in genere passeggero e ben dominabile.
- STATO CONFUSIONALE ed ALTERAZIONE della MEMORIA: questa è una complicanza abbastanza comune nelle persone anziane sottoposte ad anestesia generale. Le cause non sono ancora del tutto note, anche perchè appaiono molteplici. Questo fenomeno compare improvvisamente in I o II giornata, può durare da alcune ore fino a qualche giorno, poi altrettanto improvvisamente scompare.

ED INFINE, QUALI LE COMPLICANZE ?      

Si ribadisce anzitutto che il loro verificarsi è in stretta correlazione con la presenza di patologie concomitanti, ma anche che fortunatamente esse non sono troppo frequenti (1/1.000 circa). Accenniamo qui alle più comuni...

- AFFEZIONI BRONCOPOLMONARI, specie nei fumatori, nei pneumopatici e nei defedati.
- PROBLEMI URINARI: a volte si possono verificare delle difficoltà transitorie alla minzione, che possono anche richiedere l'impiego di un catetere vescicale. vescicale.
- LESIONI AI DENTI: danni a queste strutture si possono verificare nel caso l’ anestesista incontri difficoltà nel posizionare il tubo endotracheale. Questo è molto più probabile in caso di anomalie dell'articolazione mandibolare o dell'apertura della bocca.
- RISVEGLIO INTRAOPERATORIO (Awareness): questo è un fenomeno possibile ma assai raro (1/10.000-1/200.000),che sembra accadere prevalentemente in determinati tipi di chirurgia (taglio cesareo, cardiochirurgia, chirurgia d'urgenza). E’ un’evenienza che in genere viene riferita come una fuggevole ripresa della coscienza,SENZA percezione del dolore...Esistono comunque sistemi di controllo della profondità della anestesia che rendono possibile la prevenzione di questo fenomeno, cui ad ogni modo si può porre riparo immediatamente.
- IRRITAZIONI CONGIUNTIVALI: l'anestesista pone grande cura nel proteggere gli occhi del paziente apponendo garze umide o cerotti sulle palpebre chiuse, durante anestesia generale. Tuttavia qualche volta, al risveglio, si può accusare bruciore o rossore congiuntivale, che risponde bene alla somministrazione di un banale collirio.
- REAZIONI ALLERGICHE: al di là di qualche rossore cutaneo passeggero, le reazioni imponenti sono fenomeni sempre più rari (1 caso / 13000 anestesie). anche perchè stanno diffondendosi sempre maggiormente prodotti ipoallergenici ( farmaci, cerotti, mezzi di contrasto). Tali manifestazioni vengono trattate immediatamente e si risolvono prestissimo...
      Sia di ulteriore conforto la consapevolezza che nell’ambito anestesiologico-rianimatorio sono state affrontate e trattate con successo manifestazioni allergiche anche gravissime, grazie alla disponibilità di farmaci e di protocolli terapeutici collaudati che pongono l’Anestesista in grado di difenderci adeguatamente aggressioni degli allergeni.
- LESIONI NERVOSE PERIFERICHE: possono essere dovute al danno provocato da un ago per praticare una anestesia locoregionale o da compressione/stiramento per la posizione obbligata tenuta per tutto l’intervento. La maggior parte di tali fenomeni sono transitori e regrediscono in tempi variabili.


      Consideriamo per ultimo le complicanze più temibili, ma fortunatamente anche più rare, ossia la possibilità di MORTE O LESIONI CEREBRALI PERMANENTI: fortunatamente la morte dovuta puramente all’anestesia è evento del tutto eccezionale: in letteratura si parla di una probabilità di circa 4-5 decessi ogni milione di anestesie. Quando tali eventi sopravvengono, più che all’anestesia esse sono in genere dovute alla concomitanza di diverse complicanze insorte contemporaneamente od "a cascata" ( emorragie, embolie, infarto, ecc.) .

      Ribadiamo che tutti i su elencati aspetti sono valutati con grande attenzione in sede di visita anestesiologica al fine di scegliere, concordemente con il Paziente, le strategie anestesiologiche maggiormente confacenti al suo caso.

      IL CONTROLLO DEL DOLORE POSTOPERATORIO merita un discorso a parte.
      Esso infatti, oltre a causare evidente sofferenza, impedisce al paziente di riposare, di muoversi, a volte persino di respirare adeguatamente o di tossire.Tutto ciò, oltre a costituire un evidente disagio per il Paziente, può rallentare il processo di guarigione e prolungare la degenza.
      L’intensità e la durata del dolore postoperatorio “atteso”, ossia del dolore che ci aspettiamo in relazione all'evento, variano in relazione alla sede ed al tipo di ferita: questo implica l’impiego di mezzi differenziati per eliminarlo.
      Il trattamento inizia quando l’intervento è quasi al termine, con la somministrazione di farmaci antidolorifici ( in genere FANS, oppioidi ): questo assicura già al risveglio il maggior comfort possibile al paziente.
      La terapia antalgica viene poi proseguita in reparto, ripetendo la somministrazione ad intervalli programmati, ovvero ricorrendo ad infusione lenta e protratta, mediante fleboclisi, di una opportuna soluzione in cui sono diluiti i farmaci antidolorifici. La velocità di infusione è regolata da particolari strumenti, in genere pompe elettriche programmabili od elastomeri (sorta di palloncini elastici riempiti con la soluzione, che sgonfiandosi via via immettono in vena la soluzione in essi contenuta).
      Altre volte si può ricorrere ad infiltrazione anestetica dei lembi della ferita, oppure ad una analgesia continua, con anestetici locali immessi periodicamente attraverso cateterini inseriti a permanenza in corrispondenza dei plessi nervosi da anestetizzare.


CREDITS copyright 2004 Ospedale San Martino - note legali - webmaster
l.go R. Benzi 10 - 16132 Genova Tel.010/5551 U.R.P.: 010/5554300 P.I.:03483570101
w3c logo